NASA / JPL / Space Science Institute

L'apertura al pubblico di venerdì 18 agosto 2023 è iniziata con una mini-conferenza sulle nebulose planetarie. Nonostante il nome, le nebulose planetarie non hanno nulla a che fare con i pianeti: sono state chiamate in questo modo dall'astronomo William Herschel, che attraverso il suo telescopio le vedeva come piccoli oggetti tondeggianti, simili a pianeti dai bordi sfumati. Herschel era ben consapevole che non fossero pianeti, ma il nome "nebulosa planetaria" è rimasto.

Una nebulosa planetaria è ciò che resta dopo la morte di una stella poco più grande del nostro Sole; il residuo della stella che l'ha prodotta rimane al centro sotto forma di nana bianca.

Per saperne di più sulle nebulose si può fare riferimento a questo video:

 

Al termine della presentazione, il pubblico è stato accompagnato nella cupola del telescopio principale e sulla terrazza osservativa. Il protagonista della serata è stato Saturno, il "signore degli anelli" e sesto pianeta in ordine di distanza dal sole.

 

Saturno

Saturno (NASA / JPL / Space Science Institute Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7228953)

 

Saturno è il secondo pianeta più grande del sistema solare, dopo Giove. Ha un diametro di 116000 Km (poco più di 9 volte quello della Terra), e orbita il Sole ad una distanza media di 1400 milioni di Km, impiegando più di 29 anni terrestri a compiere un'orbita. Nonostante le sue dimensioni, Saturno è il pianeta meno denso del sistema solare: la sua densità media è inferiore a quella dell'acqua, per cui resterebbe a galla se si potesse immergere in una enorme bacinella (sarebbe tuttavia impossibile immergerlo per davvero nell'acqua, perché Saturno è composto di gas).

La struttura più evidente di Saturno è il sistema di anelli che si estende fino a 120000 Km dalla superficie. Nonostante la loro dimensione, lo spessore medio degli anelli è di appena 20 metri. Gli anelli di Saturno non sono un corpo unico, ma sono composti da particelle di ghiaccio le cui dimensioni vanno da pochi centimetri a 10 metri.

Il telescopio principale dell'osservatorio mostra chiaramente gli anelli e le bande atmosferiche più scure prodotte dalla circolazione dei gas nell'atmosfera. Saturno ha moltissimi satelliti naturali (ce ne sono 146 a cui è stato attribuito un nome, più un numero imprecisato di corpi troppo piccoli perché valga la pena assegnare loro una denominazione). Il più grande di essi, Titano, è visibile anche con un telescopio amatoriale. Titano è stato osservato per primo dall'astronomo olandese Christiaan Huygens nel 1655, ed è più grande della nostra Luna e perfino del pianeta Mercurio. Titano è 'unico satellite del sistema solare avvolto da una densa atmosfera. 

 

Titano

Titano (NASA/JPL-Caltech/SSI/Kevin M. Gill - File:Titan - December 16 2011, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=125680346)

 

La serata è proseguita con l'osservazione di alcuni oggetti dello spazio profondo. Siamo partiti da alcune classiche stelle doppie, come Albireo nella costellazione del Cigno, e Alcor e Mizar nella costellazione dell'Orsa Maggiore, e la stella Polare nella costellazione dell'Orsa Minore.

Albireo è un sistema stellare le cui componenti visibili hanno colori contrastanti (azzurro e giallo dorato), il che lo rende uno dei sistemi multipli preferiti dagli astrofili. Le due componenti principali possono essere separate già con un binocolo o con un piccolo telescopio. Alcor e Mizar costituiscono una "doppia visuale", nel senso che sono due sistemi stellari che non sono legati gravitazionalmente tra loro. Mizar è a sua volta un sistema multiplo le cui componenti principali Mizar A e B possono essere separate con un telescopio. Infine, pochi sanno che anche la stella Polare è un sistema multiplo composto da tre componenti (Polaris Aa/Ab, Polaris B) di cui Aa è la componente principale che vediamo anche a occhio nudo, e Polaris B è sufficientemente separata da essere osservabile al telescopio come un debole puntino in prossimità di Aa.

 

Albireo Mizar e Alcor Polaris

Da sinistra a destra: Albireo (Palomar Observatory/STScI/WikiSky - WikiSky.org, ritaglio eseguito con lo snapshot tool, Copyrighted, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=4346630); Mizar e Alcor (Martin Baessgen - http://www.martin-x.de/astro/astro_dsv.html, CC BY-SA 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1535724); Polaris (NVN271 - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=98547232), Polaris B è il puntino debole in basso

 

L'obbiettivo successivo è stata la galassia di Andromeda, nella costellazione omonima.

 

Galassia di Andromeda

Messier 31-Galassia di Andromeda (Adam Evans - M31, the Andromeda Galaxy now with h-alpha Uploaded by NotFromUtrecht, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=12654493)

 

Come tutte le serate estive prive di Luna, non può mancare un'occhiata alla Nebulosa ad Anello nella costellazione della Lira. La Nebulosa ad Anello (Messier 57) è una nebulosa planetaria distante 2000 anni luce e situata nella costellazione della Lira. Si tratta di un oggetto molto esteso, dato che ha un diametro di circa due anni luce (un anno luce è la distanza percorsa dalla luce nel vuoto in un anno; muovendosi alla velocità di circa 300000 Km/s, la luce percorre in un anno più di 9000 miliardi di Km!). La Nebulosa ad Anello prende il nome dalla sua forma ad anello, con la parte centrale un po' più scura. Questa forma è in realtà un aspetto dovuto alla prospettiva da cui la osserviamo.

 

Nebulosa ad anello

Messier 57-Nebulsa ad Anello (The Hubble Heritage Team (AURA/STScI/NASA) - Questo file è stato ricavato da un'altra immagine, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6624572)

 

La serata si è conclusa con l'osservazione di un ammasso aperto poco conosciuto ma molto interessante nella costellazione di Cassiopea: NGC 457, detto anche "ammasso della libellula" o "ammasso civetta". Uno dei nostri soci l'ha ribattezzato "ammasso omino che saluta" perché, visto al telescopio, ha l'inconfondibile sagoma di un omino stilizzato con un braccio alzato in segno di saluto.

 

NGC 457 ammasso della libellula

NGC 457-ammasso della libellula (Gabbygall - File:NGC457WIKI.jpg, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=95013289)

 

 

Meteor Shower

Il Gruppo Astrofili Polesani ha organizzato tre serate aperte al pubblico nei giorni 11-12-13 Agosto 2023 a partire dalle ore 21:30 in occasione delle "stelle cadenti" delle Perseidi.

La serata di venerdì 11 agosto 2023 vedrà protagonista Roberto Ragazzoni con una presentazione dal titolo: "Alla scoperta di nuove terre". Roberto Ragazzoni è professore ordinario di Astronomia all'Università di Padova e direttore dell'INAF di Padova. Membro dell'Accademia dei Concordi e dell'Accademia dei Lincei. È stato vincitore del premio “Wolfgang Pauli” nel 2002 e del Premio Feltrinelli nel 2016. Esperto mondiale di ottica adattiva, è responsabile dei telescopi a bordo dei satelliti PLATO e CHEOPS. È tra i soci fondatori del Gruppo Astrofili Polesani e direttore scientifico dell'Osservatorio astronomico "Vanni Bazzan".

Nella serata di sabato 12 agosto 2023 avremo come ospite Vincenzo Schettini con una presentazione su "La Fisica Che Ci Piace". Vincenzo Schettini è un fisico, un musicista, un prof influencer. Insegna fisica nelle scuole superiori, divulgandola contemporaneamente online sotto lo pseudonimo di La Fisica Che Ci Piace, superando ad oggi un milione e mezzo di follower complessivi con i canali Youtube, TikTok, Instagram, Spotify e Facebook, rendendo la sua materia accessibile a tutti e insaporendo le lezioni con un tocco puramente personale.

Infine, la serata conclusiva di domenica 13 agosto 2023 sarà dedicata unicamente all'osservazione delle Perseidi e degli altri oggetti della volta celeste con la guida dei nostri divulgatori. Per tutti gli eventi sarà a disposizione l'intera area giardino e il campo golf dove i visitatori saranno invitati a sdraiarsi con un loro telo per ammirare il passaggio delle stelle cadenti.

Per tutte le serate è necessario portare un telo o asciugamano perché ci sdraieremo sull'erba.
Le serate non necessitano di prenotazione e sono ad entrata libera.
L'Osservatorio si trova in via Sinesio Cappello 12 nella frazione di S. Apollinare (RO).

 
Vi aspettiamo!
 
Cieli sereni
 
Inquinamento luminoso nella pianura padana (Di Nordavind - opera propria, Copyrighted free use)

Il cielo notturno è una delle poche cose di cui l'umanità ha sempre goduto. Gli antichi passavano molto più tempo di noi a osservare il cielo, e grazie alle loro osservazioni è nata la moderna astronomia. Fino a epoche recenti, chiunque poteva volgere il proprio sguardo verso il cielo notturno, e meravigliarsi di ciò che vedeva.

Purtroppo tutto questo rischia di diventare un lontano ricordo, almeno per la maggior parte di noi. Il ricorso massiccio e incontrollato all'illuminazione artificiale sta rendendo il cielo stellato una merce sempre più rara. Dai nostri centri urbani si possono osservare a occhio nudo solo una decina di stelle più brillanti, oltre alla luna e i pianeti; il resto delle meraviglie del cosmo sono precluse, a meno di spostarsi in luoghi bui, sempre più rari e lontani dalle città (e quindi scomodi da raggiungere).

 

Effetti dell'inquinamento luminoso Mappa dell'inquinamento luminoso in Europa nel 1996

A sinistra: In zone buie le nuvole appaiono scure rispetto al cielo di sfondo; nel caso di inquinamento luminoso, le nuvole brillano a causa della luce riflessa (Christopher Kyba and Ray Stinson, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=16062780). A destra: mappa dell'inquinamento luminoso in Europa nel 1996-1997 (Albester, Attribution, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=35812140)

 

In concreto, l'inquinamento luminoso consiste in una luminosità di fondo che forma delle "cupole" di chiarore in corrispondenza di centri urbani o altre aree a forte illuminazione (es., parcheggi, centri sportivi, aree industriali, ecc.). Una corretta illuminazione è utile e importante; tuttavia, è altrettanto importante evitare sprechi di energia (soprattutto di questi tempi!) e limitare l'impatto sulla natura.

L'inquinamento luminoso produce danni economici e ambientali che interessano tutti, non solo chi (per lavoro o per passione) osserva il cielo notturno. L'osservatorio astronomico "Vanni Bazzan" fa parte di una rete per il rilevamento dell'inquinamento luminoso grazie al supporto dell'associazione "Veneto Stellato" che ha fornito un sensore professionale (Unihedron SQM-LE) installato sul tetto all'interno di un contenitore stagno che lo protegge dall'umidità. 

 

Il sensore per il monitoraggio dell'inquinamento luminoso nella scatola protettiva sul tetto dell'osservatorio "Vanni Bazzan"

 

Il sensore è puntato verso lo zenit e misura la brillanza del cielo notturno. Grazie a software appositamente sviluppato dal Gruppo Astrofili Polesani, i dati vengono raccolti e inviati periodicamente all'ARPAV che successivamente li rende pubblicamente visibili su questa pagina.

Il Gruppo Astrofili Polesani fornisce in questo modo il proprio contributo per diffondere l'importanza di una corretta illuminazione pubblica e privata, che consenta di coniugare le esigenze di comfort e sicurezza con la tutela di un bene comune spesso sottovalutato: il cielo stellato.

 

 

Sabato 22 Luglio 2023
A STIENTA OSSERVAZIONI SOLARI
con il Gruppo Astrofili Polesani

di Marco Barella



Nonostante la minaccia di temporali, un bel caldo ma non afoso Sole, ha permesso sabato mattina lo svolgersi delle osservazioni solari pubbliche organizzate dalla Biblioteca di Stienta, con l'intervento del Gruppo Astrofili Polesani, all'Imbarcadero di Stienta.
Partenza alle 9:30 con la messa in stazione dei telescopi e il laboratorio proposto ai tantissimi bimbi presenti, da Enzo Bellettato. Laboratorio che ha visto sempre il Sole protagonista come strumento di misura con la costruzione facile di piccoli orologi solari, da utilizzare subito e portare a casa.
Dopo aver regolato e provato tutti gli orologi al Sole, piccola introduzione di Marco Barella su cos'è il Sole, cosa si può osservare e come farlo con gli strumenti idonei in piena sicurezza e protezione dagli intensi raggi solari. Infatti NON si deve MAI puntare lenti o telescopi verso il Sole senza usare filtri e tutte le precauzioni con la guida di un Astrofilo esperto, che ha esperienza in questo tipo di osservazioni.
A questo punto tutti fuori a vedere le macchie solari, le protuberanze e tantissimi altri particolari con strumenti filtrati per la luce bianca e per la frequenza dell'idrogeno. Grazie all'intensa attività solare di questi giorni, ormai prossima al massimo solare del 2025, si è potuto ammirare moltissime macchie nei loro particolari e molte vistose protuberanze con il telescopio solare. Occasioni queste non frequenti in quanto l'osservazione solare è un ambito particolare dell'astronomia, in cui servono strumenti idonei a filtrare in sicurezza la luce solare e selezionare le frequenze giuste, per apprezzare gli affascinanti e mutevoli particolari che la nostra stella offre ogni giorno.
L'evento è stato molto apprezzato e comunque reso possibile grazie anche a Federico Benini, presidente del comitato biblioteca del Comune Stienta, all'ospitalità dell'Associazione "Amici del Po", al patrocinio del Comune di Stienta e dell'Amministrazione Provinciale di Rovigo, con la presenza dell'assessore comunale alla cultura e del sindaco di Stienta.

(Foto di Marco Barella)

Nella serata di mercoledì 19 luglio l'osservatorio ha accolto un folto gruppo di studenti dai 10 ai 14 anni che stanno partecipando al campo scuola di protezione civile "anch'io sono la protezione civile" presso la scuola media Bonifacio organizzato dall'associazione Prociv Italia Coordinamento Veneto.

L'incontro è iniziato con una mini-conferenza sulla Luna a cura del nostro socio Riccardo Longato. Gli ospiti hanno avuto modo di scoprire le più recenti teorie sull'origine del nostro satellite naturale, e sul suo ruolo importantissimo per la stabilizzazione dell'asse di rotazione terrestre che, combinato con l'inclinazione di quest'ultimo, produce un susseguirsi regolare di stagioni che hanno favorito la comparsa della vita. Infine, grazie ad animazioni al computer sono stati illustrati i meccanismi che producono le fasi lunari e le eclissi.

Come sempre, non potevamo concludere la conferenza senza uno dei nostri famosi (o famigerati...) "astro attack". Il nostro socio Moreno Marzolla ha mostrato ad un pubblico un po' incredulo come costruire un cratere lunare usando un sottovaso, farina, un po' di sabbia e un ciottolo di terra secca. Proponiamo spesso questo semplice esperimento perché illustra molto bene come, con pochi mezzi, sia possibile costruire dei modelli sufficientemente accurati di fenomeni molto complessi come l'impatto di un asteroide sul suolo lunare.

È disponibile un video che mostra i dettagli dell'esperimento, nel caso in cui qualcuno lo volesse ripetere:

La serata si è conclusa con la visita alla cupola del telescopio principale, grazie al supporto dei soci Gianluca Colombo e Renato Modena e del vicepresidente Luca Boaretto. Manco a farlo apposta, dopo giorni di caldo torrido l'osservatorio era circondato da pesanti nuvole temporalesche attraverso le quali saettavano i fulmini più estesi di cui avevamo memoria. È proprio vero che, come recita un vecchio detto, basta preparare un telescopio per attirare le nuvole!

Al termine della visita dell'osservatorio, gli ospiti hanno regalato al Gruppo Astrofili Polesani una targa commemorativa in ricordo della serata trascorsa assieme. Da parte nostra non possiamo che ringraziare i ragazzi e gli accompagnatori per l'interesse dimostrato, invitando tutti a tornare a trovarci -- sperando in condizioni meteo più clementi -- per poter osservare la volta celeste con gli strumenti a disposizione.

 

Gruppo Astrofili Polesani

"Spaziando" d'estate

14 luglio 2023 ore 21:30

 

Il Sistema Solare Esterno

 

Natalino Fiorio
 

 

 

Venerdì 14 luglio 2023 alle ore 21.30 prosegue il ciclo di incontri "Spaziando", in cui esperti e studiosi di fama internazionale illustreranno le ultime novità e le più recenti scoperte astronomiche. In questo incontro avremo come ospite Natalino Fiorio che ci parlerà del sistema solare esterno.

Durante la conferenza visiteremo i pianeti esterni (Giove, Saturno, Urano, Nettuno), la fascia di Kuiper e la nube di Oort dove hanno origine le comete. Cercheremo di capire se possa esistere un ulteriore pianeta, non ancora scoperto, ai margini più remoti del sistema solare.

Natalino Fiorio è laureato in Astronomia all'Università di Padova. Presidente del Circolo Astrofili Veronesi, dirige l'osservatorio astronomico del Monte Baldo (VR). Divulgatore scientifico, ha all'attivo numerose conferenze soprattutto presso le scuole. Nell'osservatorio che dirige è stata scoperta la prima supernova in provincia di Verona, distante 96 milioni di anni luce da noi.

La  conferenza si terrà presso il giardino dell'osservatorio astronomico "Vanni Bazzan" in via Sinesio Cappello 12, S. Apollinare (RO) (link alla mappa)

Ingresso gratuito ad offerta libera.

Per informazioni è possibile chiamare il numero 351 6819943 (attivo ogni giorno dalle 19:00 in poi); è anche possibile inviare un messaggio Whatsapp allo stesso numero.

Vi aspettiamo numerosi

 

Locandina dell'evento:

 


 

Una immagine dalla conferenza di Natalino Fiorio:

(Foto: Tommaso Schiesaro)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa ci racconta la luce delle stelle? Quali proprietà degli oggetti celesti possiamo scoprire analizzando la loro luce? Questo è stato il tema affrontato nella breve presentazione che ha introdotto l'apertura al pubblico di venerdì 7 luglio 2023 presso l'osservatorio astronomico "Vanni Bazzan".

Cos'è la luce? Quella che noi chiamiamo "luce" può essere considerata come un'onda elettromagnetica, ma anche come un fascio di particelle (fotoni). Per la discussione che segue ci focalizzeremo sulla luce come onda elettromagnetica.

 

Onde di diversa frequenza

Figura 1: Aumentando la lunghezza d'onda diminuisce la frequenza (Public Domain).

 

Un'onda elettromagnetica è caratterizzata da due proprietà: l'ampiezza e la frequenza. L'ampiezza è la distanza tra i "picchi" e gli "avvallamenti"; la frequenza è il numero di oscillazioni al secondo. La frequenza è legata alla lunghezza d'onda, definita come la distanza tra due picchi successivi (Figura 1).

 

Lo spettro elettromagnetico By Philip Ronan - Own work by the original uploader, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2521356

Figura 2: Lo spettro elettromagnetico (Philip Ronan - Own work by the original uploader, CC BY-SA 3.0)

 

La luce visibile è costituita dalle onde elettromagnetiche di frequenza compresa tra 420 a 750 terahertz (1 terahertz sono 1000 miliardi di oscillazioni al secondo). Ogni frequenza produce un particolare colore; inoltre, per emettere luce con un dato colore è necessaria una specifica temperatura. I colori verso il blu richiedono temperature più elevate per essere prodotti, mentre i colori verso il rosso richiedono temperature minori. La prima informazione che la luce fornisce è quindi  la temperatura dell'oggetto che la emette. Nel caso delle stelle, quelle più calde sono di colore azzurro (es., Rigel, Zeta Ophiuchi) con temperature superficiali fino a 30000 gradi Kelvin e oltre, mentre quelle più fredde sono di colore rosso (es., Betelgeuse) con temperature superficiali attorno a 3000 gradi Kelvin.

 

Classe spettrale Temperatura Esempio
O più di 30000K Zeta Ophiuchi
B 10000-30000K Rigel
A 7500-10000K Sirio
F 6000-7500K Procione A
G 5200-6000K Sole
K 3700-5200K Arturo
M 2400-3700K Betelgeuse

 

Per avere ulteriori informazioni, è necessario scomporre la luce nei singoli colori che la compongono. Isaac Newton ha mostrato come un prisma sia in grado di scomporre la luce producendo un arcobaleno che tecnicamente si chiama spettro. Il fisico tedesco Joseph von Fraunhofer osservò per primo delle bande nere nello spettro del Sole (Figura 3), dette linee spettrali: in pratica, ci sono alcuni colori che non compaiono nello spettro del Sole, perché vengono assorbiti dalle sostanze chimiche presenti sulla superficie e nell'atmosfera. I colori mancanti corrispondono a linee nere nello spettro solare (Figura 3), e forniscono informazioni sulla composizione chimica del Sole e in generale delle stelle.

Linee di assorbimento del Sole

Figura 3: Linee di assorbimento nello spettro del Sole (Public Domain)

 

Tutti noi abbiamo avuto a che fare almeno una volta con l'effetto Doppler: il fischio di un treno che viene verso di noi è sempre più acuto di quello di un treno che si allontana da noi; lo stesso vale per i clacson delle automobili, le sirene dei pompieri, eccetera. L'effetto Doppler non vale solo per le onde sonore, ma anche per quelle elettromagnetiche: la luce di un corpo che si avvicina a noi avrà una frequenza maggiore (quindi un colore tendente verso il blu), mentre quella di un corpo che si allontana da noi avrà una frequenza minore (quindi un colore tendente al rosso). L'effetto Doppler consente quindi di stabilire se un oggetto luminoso si sta avvicinando oppure allontanando.  (Figura 4).

 

 Effetto Doppler e redshift

Figura 4: Effetto Doppler

 

La presentazione non poteva che concludersi con uno dei nostri "astro attack". Per l'occasione abbiamo realizzato con materiali semplicissimi uno strumento, detto spettroscopio, in grado di mostrare gli spettri di oggetti luminosi (il Sole, una lampadina, ...).

 

Costruzione di uno spettroscopio con cartoncino nero e un CD-ROM

Figura 5: Costruzione di uno spettroscopio con cartoncino nero e un CD-ROM.

 

In rete si trovano molti progetti per diversi tipi di spettroscopi "casalinghi". Quello che realizzeremo è costituito da una scatolina che si ottiene piegando del cartoncino nero seguendo le istruzioni disponibili a questo indirizzo. Una estremità della scatolina presenta una fessura sottile attraverso la quale entra la luce; all'estremità opposta, inclinata di circa 45 gradi, c'è una finestra di osservazione sulla quale è incollata una griglia di diffrazione. che è quella che effettivamente scompone la luce nei colori che la compongono.

 

Supporto trasparente di un CD-ROM che agisce da griglia di diffrazione

Figura 6: La griglia di diffrazione si ottiene ritagliando il supporto trasparente di un CD-ROM

 

Nonostante il nome altisonante, è possibile costruire una griglia di diffrazione utilizzando un vecchio CD-ROM (Figura 6). Occorre innanzitutto rimuovere la pellicola argentata su cui sono memorizzati i dati. Per farlo basta prendere del nastro adesivo da pacchi, attaccarlo sulla parte superiore del CD-ROM e strappare con forza: Ripetendo il procedimento è possibile rimuovere tutta la pellicola e lasciare solo il supporto trasparente. Osservandolo con attenzione si vede come il supporto di plastica agisca come un prisma e produca riflessi colorati. Questo succede perché sulla plastica è incisa una griglia di diffrazione, che è esattamente ciò che ci serve.

Si ritaglia ora un quadratino di plastica dal supporto del CD-ROM e lo si incolla sulla finestra di osservazione dello spettroscopio. Occorre fare attenzione che le tracce concentriche del CD-ROM siano allineate (parallele) alla fessure da cui entra la luce; se questo non avviene, infatti, non si produrrà alcuno spettro e occorrerà ruotare la finestra.

 

Alcuni spettri fotografati tramite un cellulare usando loi spettroscopio autocostruito

Figura 7: Alcuni spettri fotografati con un cellulare appoggiato alla finestra di osservazione dello spettroscopio.

 

Usare lo spettroscopio è semplicissimo: si punta la fessura verso una sorgente luminosa e si appoggia l'occhio alla finestra di osservazione. Se lo strumento è stato assemblato correttamente si potranno osservare degli spettri come quelli mostrati nella figura precedente; gli spettri possono essere fotografati appoggiando la fotocamera di un cellulare alla finestra di osservazione.

Si vede che non tutte le sorgenti di luce sono uguali: ad esempio, un tubo al neon emette solo alcuni dei colori dello spettro, che risultano visibili come delle bande orizzontali separate da spazi neri. Puntando lo spettroscopio verso un monitor o una TV che mostra una immagine completamente bianca, vedremo come l'immagine sia composta da soli tre colori (rosso, verde, blu). In effetti, osservando la superficie di un monitor con una lente d'ingrandimento possiamo vedere i singoli elementi luminosi raggruppati a gruppi di tre, in cui è presente un elemento rosso, uno verde e uno blu (Figura 7).

Al termine della presentazione, il pubblico è stato accompagnato nella cupola del telescopio principale e sulla terrazza osservativa, dove ha potuto ammirare alcuni oggetti dello spazio profondo sotto la guida dei nostri soci. La serata senza Luna e il cielo relativamente sereno hanno favorito l'osservazione di ammassi globulari (M3, M13, M57), stelle doppie o multiple (Epsilon Lyrae, Albireo, stella Polare) e perfino di una nebulosa (la nebulosa Laguna nella costellazione del Sagittario).

È sempre utile ricordare che le immagini osservate direttamente al telescopio sono molto diverse da quelle che si trovano in rete (ad esempio, quelle riportate qui sotto). Ad esclusione delle stelle, gli oggetti dello spazio profondo appaiono sempre in bianco e nero e sono estremamente deboli, per cui appaiono per lo più come batuffoli indistinti dei quali si può cogliere la forma osservandoli con attenzione e un po' di pazienza. Resta tuttavia la soddisfazione di poter osservare con i propri occhi (con l'aiuto solo di qualche lente o specchio) oggetti che si trovano a migliaia di anni luce di distanza.

 

Messier 3 Messier 13 Messier 57 Albireo Nebulosa Laguna

Figura 8: Da sinistra a destra: Messier 3 (Adam Block/Mount Lemmon SkyCenter/University of Arizona, CC BY-SA 3.0 us); Messier 13 (Sid Leach/Adam Block/Mount Lemmon SkyCenter, CC BY-SA 4.0); Messier 57 (The Hubble Heritage Team AURA/STScI/NASA, Public Domain); Albireo (Hewholooks - Own work, CC BY-SA 3.0); Nebulosa Laguna (ESO/VPHAS+ team, CC BY 4.0). Queste immagini sono state riprese con tecniche fotografiche; quelle che è possibile osservare visivamente al telescopio sono molto diverse.